
Il racconto
La chiesa madre di San Vito dei Normanni, intitolata a Santa Maria della Vittoria, ha origini cinquecentesche ed è legata alla battaglia di Lepanto del 1571 3,8,1. Il contratto per la costruzione fu stipulato il 29 agosto 1571 e la chiesa fu ultimata nel 1613, secondo BeWeB 1. L'edificio è stato rimaneggiato nel Settecento: la facciata è tardo barocca, mentre la parte posteriore conserva le forme cinquecentesche 3,8,1. Ha pianta a croce latina con tre navate 3,2. È stata proclamata basilica minore il 30 dicembre 1998 2,7,9.
Storia
29 agosto 1571
Un atto del notaio Alfonso Prete stipula il contratto per una nuova chiesa, campanile compreso, tra l'arciprete Giovanni Maria Prete, Giorgio Recchia, Vito Saracino e i maestri Gaspare e Vincenzo della Porta e Giovanni Pantechi di Manduria; la costruzione, prevista in dimensioni ridotte, comincia in agosto.1,2
ottobre 1571
In seguito alla battaglia di Lepanto l'impianto originario viene modificato in ogni sua componente; secondo la tradizione ripresa dalle fonti il ritorno incolume dei sanvitesi che vi avevano partecipato spinse a dedicare la chiesa alla Vergine invece che al patrono.3,1,2
1595incerto
Secondo Wikipedia, terminati i lavori la chiesa è aperta al culto nel 1595, sostituendo la vecchia chiesa Matrice, ancora detta «Chiesa Vecchia».2,4
1613
Secondo BeWeB la chiesa viene ultimata nel 1613, per l'impegno del vescovo di Ostuni mons. Meningi; ulteriori interventi si hanno nel Seicento.1
Seicento
Viene costruito il campanile; il coro ligneo del presbiterio risale al XVII secolo.1,2
1773 - 1777
Nel 1773 il principe Michele Dentice stipula i lavori di finitura interna con i maestri napoletani Saverio Mazzella e Michele Garofano; a fine Settecento l'apparato interno è manomesso con stucchi e decori e la facciata assume l'aspetto tardo barocco. L'altare maggiore e L'Ultima Cena di Paolo De Maio sono del 1777.1,2
1816
Barnaba Zizzi dipinge il Giudizio Universale.3
1851
Durante la visita pastorale di mons. G. Rotondo si riscontra la sistemazione definitiva degli altari.1
Mostra altre 4 date
1911
Il 10 ottobre 1911 è emessa la notifica di interesse culturale (vincolo diretto, L. 364/1909).5
1985 - 1992incerto
Nel 1985 iniziano i restauri del campanile; secondo la Wikipedia tedesca, grandi lavori di restauro si svolsero tra il 1980 e il 1992.1,4
1995 - 1998
Nell'ottobre 1995, per il quarto centenario della chiesa, si apre la Porta Santa sul lato nord e si presenta il nuovo altare ligneo di Flavio Pancheri; i portali bronzei sono di Ernesto Lamagna, anni Novanta. Il 26 ottobre 1996 Giovanni Paolo II incorona l'icona della Madre di Dio Nicopeia; il 30 dicembre 1998 la chiesa è elevata a basilica minore.2,6,7
2016 - 2017
Lavori di restauro della copertura (volta a botte, cupola e coperture), con sostituzione dei coppi deteriorati.1
Le date con il quadrato vuoto sono incerte: le riportano poche fonti o fonti non verificate.
Architettura e opere
L'edificio è in muratura di tufo e carparo, a croce latina con tre navate; la centrale ha copertura a botte, le laterali a crociera (una a ombrello), con arconi a tutto sesto su pilastri in tufo 3,1. Il campanile esterno è collocato tra il transetto sinistro e l'abside 1; secondo Wikipedia è incompiuto, a quattro piani e base quadrata, e non esistono fonti scritte sul motivo dell'interruzione; una pietra sulla sommità servì da appoggio per rilievi geodetici, contrariamente alla voce popolare di un'interruzione volontaria 2. La facciata barocca, rifatta nella seconda metà del Settecento, ha un portale di bronzo; la parte posteriore, la cornice del perimetro e le monofore del transetto conservano le fattezze cinquecentesche 3,8,2. All'interno: Nascita della Vergine, Crocifissione, Ultima Cena di Paolo De Maio, Giudizio Universale di Barnaba Zizzi (1816), reliquiario argenteo di San Vito, cassa d'organo settecentesca, 16 sculture lignee della Passione dell'inizio dell'Ottocento 3. Secondo Wikipedia, la Nascita della Vergine è attribuita a Fra Giacomo da San Vito e donata nel 1667; un dipinto di scuola veneziana raffigurante Santa Maria della Vittoria e la battaglia di Lepanto, donato prima del 1610, è nell'abside 2. La basilica ha 9 pale d'altare e altre 26 tele 2. Nella piazza si trova un obelisco ottagonale con la statua di San Vito Martire, eretto dopo il colera degli anni Sessanta dell'Ottocento 2.
Leggende e tradizioni
Gli abitanti venerano dal 1571 l'icona della Madre di Dio, «generatrice di Vittorie», per il ritorno sani e salvi dalla battaglia di Lepanto 3. Secondo Wikipedia, una voce tramandata attribuisce ai capimastri la decisione di non completare il campanile per le difficoltà incontrate nell'innalzarlo 2.
La visita
Indirizzo: Piazza Vittoria, 72019 San Vito dei Normanni 3. Le fonti non riportano orari di apertura né informazioni sull'accessibilità.
Curiosità
Le fonti non concordano
Su questi punti le fonti danno versioni diverse.
- Completamento della chiesa
- Wikipedia (it e de) indica l'apertura al culto nel 1595, richiamata dalle celebrazioni del quarto centenario nel 1995 2,4; BeWeB indica che la chiesa è ultimata nel 1613 1.
- Rapporto tra inizio dei lavori e battaglia di Lepanto
- Il contratto è del 29 agosto 1571 1,2, prima della battaglia (ottobre 1571, secondo BeWeB) 1; Wikipedia scrive che la chiesa fu eretta «successivamente» a Lepanto, ma poi precisa che i lavori erano già avviati 2; la scheda regionale parla di sanvitesi che vollero partecipare al completamento della nuova chiesa 3.
La scheda della Regione Puglia
Ha origini cinquecentesche, l’elegante chiesa matrice di San Vito dei Normanni intitolata a Santa Maria della Vittoria, rimaneggiata nel Settecento secondo lo stile barocco e proclamata Basilica Pontificia nel 1998.
La facciata barocca, impreziosita dal maestoso portale in bronzo, riprende la divisione interna delle tre navate, di cui quella centrale con grande copertura a botte. Nella parte posteriore, la cornice perimetrale e le finestre monofore del transetto conservano ancora le fattezze originarie.
L’interno a croce latina custodisce pregevoli opere d’arte, come la Nascita della Vergine, la Crocifissione, l'Ultima Cena, di Paolo De Maio, il Giudizio Universale dipinto da Barnaba Zizzi nel 1816, il reliquiario argenteo di San Vito. È maestosa la settecentesca cassa d'organo, mentre risalgono al primo Ottocento le 16 sculture lignee con rappresentazione della Passione.
Una speciale devozione è rivolta all'icona della Madre di Dio, generatrice di Vittorie, che i sanvitesi venerano dal 1571, anno in cui tornarono sani e salvi dalla battaglia di Lepanto e vollero partecipare attivamente al completamento della nuova chiesa matrice.
Libri per approfondire
- Tiziana Derosa, Francesco Di Marzo, Basilica di Santa Maria della Vittoria (1571-1778): San Vito dei Normanni (Br): l'architettura religiosa del '700 in Puglia, 2003 10
- Vincenzo Longo, Gli interventi conservativi della Basilica di Santa Maria della Vittoria a San Vito dei Normanni. Esperienze multiple tra arte, storia e umanità 10
- A. Chionna, Beni Culturali di San Vito dei Normanni, 1988 11
- Marcello Cazzato, Lecce e il Salento 1, Atlante del Barocco in Italia, De Luca Editori d'Arte, 2015 8
Fonti (11)
Il racconto è scritto solo da queste fonti: i numeri nel testo rimandano qui. Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2026.
- 1.BeWeB (CEI): Chiesa di Santa Maria della Vittoria · istituzionale
- 2.Wikipedia (it): Basilica di Santa Maria della Vittoria · enciclopedia
- 3.Regione Puglia, scheda del luogo (viaggiareinpuglia.it) · istituzionale
- 4.Wikipedia (de): Santa Maria della Vittoria (San Vito dei Normanni) · enciclopedia
- 5.Vincoli in Rete (MiC): CHIESA DI S.MARIA DELLA VITTORIA · istituzionale
- 6.Inter sacras (lettera apostolica, 30 dicembre 1998) — Santa Sede · web
- 7.Basilica di Santa Maria della Vittoria — GCatholic.org · web
- 8.CartApulia (Regione): Chiesa di Santa Maria della Vittoria · istituzionale
- 9.Basiliche in Italia (wikipedia-it) · enciclopedia
- 10.Catalogo SBN: libri sul luogo · libro
- 11.Libri citati dalle fonti web · libro
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